Salvini porta sfiga

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Matteo Salvini è stato per oltre un decennio un peones della Lega, non contava niente, forse era anche considerato un po’ meno di zero. Molti ricordano che al primo parlamento padano (quello voluto da Bossi e che faceva non si sa bene cosa, sostanzialmente niente) il Salvini entra come rappresentante dei comunisti padani). Una formazione politica talmente ridicola che muore nel giro di pochi giorni e che non lascia alcuna traccia di sé. Ma, attivissimo e sempre presente, da consigliere comunale di Milano riesce a farsi mandare a parlamento europeo, dove almeno la paga è buona.

Lui però ha in mente la politica, deve farsi strada e al parlamento lo vedono solo il giorno di paga, e forse nemmeno in quello. Brilla per la sua assenza, ma la faccia tosta non gli manca. A un certo punto, una delle rare volte in cui si fa vedere, critica aspramente un documento: il relatore gli fa notare che loro hanno lavorato un anno intorno a quel testo, anno nel quale non lo hanno mai visto.

Quando Bossi deve farsi da parte per via degli scandali finanziari (i famosi 49 milioni spariti), prima la gestione della Lega passa a Maroni e poi allo stesso Salvini.

Il Salvini sembra un clone di Bossi, urla, strepita, se la prende con i meridionali, si augura che il Vesuvio faccia giustizia facendoli sparire. Insomma, il solito copione. Non insiste nemmeno più tanto su Roma ladrona, visto che ormai la Lega è ben inserita nel gioco parlamentare della capitale e visto che quanto a ladrona detiene probabilmente un primato: la Cassazione ha appena ordinato che qualunque soldo riconducibile alla Lega venga sequestrato fino a arrivare alla somma di 49 milioni. Cosa mai successa, ma le risultanze processuali non ammettono scappatoie: i 49 milioni son entrati nelle casse della Lega, poi sono spariti. Adesso, i giudici dicono che vanno restituiti.

Ma Salvini non se ne preoccupa: ha l’aria di uno che se ne sbatte di molte cose, comprese le sentenze della Cassazione. Lui ha i voti, e questo basta. I vecchi barboni della Cassazione facciano altro, lui non ha tempo. Deve costruire un impero che, come ha detto, durerà trent’anni.

Non bisogna dargli retta. Politicamente è uno zero, il suo staff è ridicolo, le sue idee sono soprattutto balorde.

1- Su una cosa ha fatto centro. Ha capito che la paura paga. E’ infatti  come un venditore di aspirapolvere con un solo prodotto: la paura. Chi avesse la pazienza di leggere i suoi ragionamenti, troverebbe che non vende altro: paura più paura e ancora paura. Paura che tua moglie venga violentata nel  tuo letto da un nigeriano forzuto, paura che quattro senegalesi vengano a casa tua e facciano una strage per rubarti l’orologio, paura che l’Islam diventi maggioranza nel paese, paura che l’Italia si colori di nero. Ogni volta che un immigrato combina qualcosa di poco bello, lui fa un tweet: avete visto? Se invece un italiano ammazza moglie, padre e figli, sorvola, incidenti di percorso.

2- Sul piano strettamente politico è più pericoloso di mille immigrati nigeriani. La sua idea di flat tax, messa a punto dal suo commercialista, è una bufala senza capo né coda. Nicola Rossi, che ha studiato per primo la cosa, parla di un periodo di cinque anni e solo dopo aver fatto una revisione completa del sistema fiscale italiano.

3- Salvini e il suo commercialista, invece, pensano che basti un decreto di dieci righe. Dopo di che i padroncini del Veneto, con la Bmw nel vialetto e la Mercedes in garage, intoneranno preghiere e manderanno fiori. Il risultato, invece, sarebbe un crack della finanza pubblica da annali di storia economica, con colonne di padroncini in fuga verso la Croazia e zone limitrofe.

4- In politica estera (perché questo di fatto fa) non ha capito una cosa fondamentale: nell’Europa dominata dai sovranisti, come lui sogna, ognuno si fa gli affari suoi, non certo quelli dell’Italia, paese fra i più deboli e i più esposti. In sostanza, ci sta conducendo al massacro. Orban e gli altri suoi amici di Visegrad vogliono dall’Europa solo soldi: e li vogliono dall’Italia, dalla Germania, dalla Francia, persino dalla Spagna. Certo, non sono lì per distribuire denaro (che non hanno).

5- E’ tutto gasato perché i meridionali si sono decisi a votarlo (e ancora di più votano i 5 stelle) e alcuni (il presidente della regione Sicilia) sono andati fino sul prato di Pontida in mezzo a signore con i capelli verdi e coglioni con le corna in testa. Qui ha ragione il vecchio Bossi che su certe cose la sa lunga: è tutta gente che vuole soldi, di Salvini e delle sue balle gli frega niente.

6- Uno dei cardini della Lega è sempre stato quello di cercare di tenere al Nord il surplus finanziario della tasse (una quarantina di miliardi), ma adesso anche il Sud li pretende: sono venuti a Pontida apposta. Come se la sbrigherà? Con qualche palla. Probabilmente i soldi, alla fine, andranno al Sud, altrimenti i voti e le clientele scompaiono. Al Nord, forse, qualcuno tirerà fuori i forconi.

In conclusione, se si analizza bene Salvini si trovano cumuli di sciocchezze incoerenti più una sola cosa chiara: la paura.

La mia opinione è che a questo punto ne abbia seminata fin troppa. La gente, cioè, fra un po’ comincerà a avere paura di lui. Come quei signori vestiti di nero che nel tuo letto di dolore vengono a prenderti le misure e ti sussurrano: “Noi consiglieremmo il noce, a le starà benissimo”.

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