Ginatta s’è fottuto 16 milioni:” anche questo è jobs act” esultava Matteo

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Ginatta, buon amico e socio in affari di Andrea Agnelli, è l’uomo scelto dal governo Renzi nel dicembre 2014 per salvare lo stabilimento siciliano fermato da Fiat nel 2011. “Dopo Terni, Piombino, Gela, Trieste, Reggio Calabria, Electrolux, Alitalia, oggi accordo su Termini Imerese. Domani Taranto. Anche questo è Jobs act“, esultava proprio il premier Matteo Renzi, in un tweet del 23 dicembre di quell’anno. Quattro anni più tardi il giudice Stefania Gallì mette in fila nella sua ordinanza i “gravi indizi di colpevolezza” a carico di Ginatta e Di Cursi che devono rispondere di malversazioneai danni dello Stato.

2014 Termini Imerese (PA) -Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, a Termini Imerese con amministratori locali e rappresentanti dei sindacati.

Speculazione finanziaria e spese fantasma, come quella per un costoso software mai arrivato a Termini Imerese. Così, secondo gli inquirenti, i vertici di Blutec, l’azienda scelta dal governo Renzi per salvare lo stabilimento, hanno invece fatto sparire 16,5 milioni di euro. Soldi pubblici che sarebbero dovuti servire appunto al rilancio del polo ex Fiat e che però Roberto Ginatta, il presidente del Cda finito agli arresti domiciliari insieme all’amministratore delegato Cosimo Di Cursi, “non si sognava di investire” in Sicilia, come racconta agli investigatori delle Fiamme gialle uno dei testimoni dell’inchiesta. Per questo il gip di Termini Imerese definisce “indubbia” la volontà di Ginatta e Di Cursi di usare i 21 milioni di euro versati all’azienda per “una destinazione diversa“. “Una volta arrivato questo finanziamento, ho avuto serie difficoltà con il dottor Ginatta in quanto non mi autorizzava a saldare i fornitori”, racconta infatti alla Guardia di finanza di Palermo il responsabile degli acquisti del gruppo.

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