Lettera aperta di Ilaria Cucchi al Generale Nistri

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Caro generale Nistri,
Le scrivo questa mia lettera aperta dopo aver letto le sue dichiarazioni pubbliche rilasciate a Firenze, in occasione del ritiro del “Fiorino d’oro”, sul processo per la morte di mio fratello Stefano Cucchi.
“Non posso entrare nelle strategie di nessuno – Lei ha detto – ma quando tutto sarà chiarito dall’Autorità Giudiziaria, nella quale rinnoviamo piena fiducia insieme al fondato e forte dispiacere per chi continua a piangere per situazioni che debbono essere chiarite, allora faremo quel che dobbiamo fare, come abbiamo già dimostrato”, evocando, quale esempio, i provvedimenti presi contro gli accusati dell’ignobile stupro delle due studentesse americane commesso proprio in quella città.
Generale io ho il massimo rispetto per Lei e per ciò che rappresenta: l’Arma dei Carabinieri. Massimo rispetto per l’Istituzione e per lo Stato. Credo di averlo dimostrato insieme alla mia famiglia che è arrivata persino a denunciare alla Procura la droga che Stefano deteneva nella sua casa di Morena. Si rende conto di quel che abbiamo fatto? Di quel che hanno fatto i genitori del loro figlio che era già morto nelle mani e per mano dello Stato, per amore e fedeltà alle Sue leggi e, soprattutto, della loro morale di cittadini onesti?
Tutti vediamo il Suo imbarazzo di fronte al fatto che tre alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri hanno violato il giuramento di fedeltà allo Stato rifiutandosi di rispondere alle domande di Magistrati ed avvocati in un’ aula di Giustizia. Lo hanno fatto per strategie difensive nelle quali Lei dice di non poter entrare. 
Molti si sono arrabbiati per questo ma io no, Generale. Io ho provato vergogna. Solo vergogna per quell’Arma cui appartengono e che, nonostante tutto, io continuo ad amare e rispettare. Per tutti quei Carabinieri che, con gradi e stipendi di gran lunga inferiori, continuano a fare quotidianamente il loro dovere per tutti noi.
Ma quando parla di “situazioni che debbono ancora essere chiarite” lei che cosa intende? 
Forse le è sfuggito che quel “violentissimo pestaggio” è stato già confessato dagli imputati nelle intercettazioni prima e nel processo poi. Ammesso dagli stessi loro avvocati difensori! 
Cosa rimarrebbe allora ancora da chiarire Generale? Cosa ancora bisogna attendere? Forse l’avverarsi delle profezie scritte dai Generali Casarsa e Tomasone i quali, all’unisono, mesi ed anni prima del deposito delle perizie dei medici legali che hanno fatto l’autopsia nel processo sbagliato sul povero corpo di mio fratello hanno deciso che Stefano Cucchi era praticamente già morto prima del suo arresto? Che comunque era un cadavere che camminava e sarebbe comunque morto di qualsiasi cosa che nulla avesse a che vedere con quel terribile pestaggio?. 
Lei, in tutta coscienza, ritiene che la speranza che l’Autorità Giudiziaria possa piegarsi a questa ipocrisia possa salvare in qualche modo l’onore dell’istituzione che rappresenta?Le assicuro che mio fratello, fino al giorno del suo arresto, stava bene e faceva una vita normale. Lo hanno detto e ridetto decine di testimoni.
Ma anche a voler far finta del contrario è davvero convinto che pestare a sangue e rompere la schiena ad un dead man walking sia meno grave e così consolatorio?
Caro Generale, questo è il decimo anno di processi e depistaggi per opera e mano dei suoi uomini che oggi fanno scena muta di fronte ai Giudici che sperano amici. 
Dieci anni di battaglie che non ci hanno dato tregua, che ci hanno letteralmente consumato. All’ultima udienza le sedie da sempre occupate dai miei genitori erano vuote. Poco tempo fa il medico che tentava di dare una spiegazione a mio padre della perdita della vista da un’occhio, gli chiedeva se per caso avesse subito un evento doloroso recente. 
Mia madre sta ora facendo i conti con qualcosa che mi spaventa molto di più dell’esito delle ”speranze“ di imputati ed alti ufficiali coinvolti nel nostro processo.
Mi consenta quindi di dirle con il massimo rispetto che vorrei sperare che la fiducia che lei ha nella Giustizia sia come la mia. 
Debbo però confessarLe che fa un certo effetto ascoltare e leggere le dichiarazioni rilasciate dall’avvocato dell’imputato maresciallo Mandolini (famoso per aver difeso gli imputati di mafia capitale), che si erge a difensore “dell’etica dei Carabinieri contro il fango che ingiustamente starebbe cadendo, contro di loro, addosso” .
In questo voglio manifestarLe tutta la mia più sincera solidarietà.

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