Bei tempi quando la Lega era NO TAV

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Oggi a volere ad ogni costo l’opera è la Lega di Salvini, che tempo addietro la pensava in maniera diversa. La storia, si sa, a volte è impietosa.

Salvini è un mantra vivente e non perde occasione per ricordare ai suoi elettori che “quando prendo un impegno vado fino in fondo, sono fatto così, la coerenza prima di tutto“, vi raccontiamo invece cosa accaddeva quando alla Lega interessavano ancora i voti della Val di Susa.

Dalla fine degli anni Novanta fino al 2001 la Lega è con il movimento No Tav. Era la Lega che scendeva per strada a parlare con la gente della Val di Susa e che cercava di raccattare voti dalla base. Quando però nel 2001 sale al potere con Berlusconi, la musica cambia e il Carroccio inizia a dimenticarsi dei cittadini della Val di Susa. Berlusconi e il Ministro delle infrastrutture Lunardi hanno molto a cuore l’alta velocità e per questo è meglio non esporsi più del dovuto. E’ il 7 dicembre del 2005 quando la Padania intervista Maroni sulla questione e titola col suo virgolettato: “Non sono i no global. La protesta della Val Susa non va ignorata, bisogna comprendere le ragioni della gente”. Per l’allora Ministro del Welfare “il problema non si risolve con strumentalizzazioni o con l’intervento delle forze dell’ordine”.

Ma non è l’unico nel suo partito a pensarla così. L’8 dicembre del 2005 l’allora segretario piemontese del Carroccio Roberto Cota in uno scritto di suo pugno sulla Padania parla di “due pesi e due misure”. “Se a protestare è la gente del Nord- scrive Cota- prima o dopo arriva il manganello, se invece i tumulti avvengono al Sud, i metodi per un ritorno all’ordine si fanno decisamente più leggeri e sfumati”. La storia, si sa, a volte è impietosa.

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