Il controspionaggio dei Renzi. Testimoni convocati a Rignano

0
384

Dagli atti allegati all’ordinanza che ha portato all’arresto di Tiziano Renzi e Laura Bovoli emerge anche l’attività di controspionaggio che a Rignano era stata avviata per monitorare le indagini della Guardia di finanza.

Un momento di grande fibrillazione è stato registrato a fine maggio dell’anno scorso, quando le Fiamme gialle hanno iniziato a convocare alcuni fornitori della Marmodiv, la coop sull’orlo del fallimento che secondo
gli inquirenti fiorentini sarebbe stata amministrata di fatto dalla
famiglia dell’ex premier.

L’attività di intelligence venne coordinata da Andrea Conticini, genero dei Renzi (li sta ospitando durante i domiciliari), nonché loro braccio destro nella gestione della Eventi 6.

Una testimone a verbale racconta che cosa accadde dopo che uno dei distributori venne sentito dai militari: «Fioretti mi ha confidato di essere stato a Rignano […] Il Conticini ha voluto sapere che cosa voleva la Guardia di finanza e in particolare i nominativi con cui ha parlato». Tra questi anche un pachistano, Farrukh Mukhtar Gondal.

Il 30 maggio i finanzieri contattano l’uomo per «sapere qualche
informazione sulla Marmodiv» e subito dopo il cittadino extracomunitario
informa telefonicamente i vertici della coop. Il giorno dopo, alle 8.30
del mattino, Gondal è già negli uffici della Eventi 6 a Rignano sull’Arno. Nelle intercettazioni si ode Laura Bovoli che lo fa accomodare e poi si mette alla ricerca di Conticini, il quale aveva convocato Farrukh «per sapere che cosa gli hanno chiesto».

Alla fine Lalla parla con Andrea: «Hanno chiamato anche il Fioretti, hanno chiamato tutti. […] Continuano a chiedere di Rignano». Quindi definisce il pachistano un «idiota» perché ha parlato al telefono.

Dal giro di extracomunitari che lavoravano con la Marmodiv spuntano altre
chicche. Per esempio i finanzieri segnalano «cautelativamente che tutti i
soggetti pachistani riportati nella presente (informativa, ndr)
presentano omonimia con soggetti» che sono segnalati nella banche dati
«come terroristi». Di certo alcuni di loro, sospettati di aver emesso
alla Marmodiv fatture per operazioni inesistenti, sono stati denunciati
per sfruttamento del lavoro irregolare. Infine tre operazioni bancarie
di due di questi soggetti sono state segnalate come sospette dall’unità
antiriciclaggio di Bankitalia nelle categorie «riciclaggio» e
«terrorismo».

Ma le intercettazioni ci regalano ulteriori perle.

Il 24 maggio 2018 fervono le trattative per sollevare la famiglia
dell’ex premier dal problema Marmodiv e impegnato in prima linea c’è Daniele Goglio (indagato nel filone sul dissesto della coop). Alle 7 del mattino parla dell’incontro avvenuto la sera prima con Tiziano Renzi.

Lo fa con un cittadino rumeno, Cristian T.: «Non ti preoccupare che di gente adesso ne conosciamo. Questo (Tiziano Renzi, ndr) si è preso un impegno non da poco, partendo dalla gestione dei magazzini, Coop, Conad […]». Il rumeno è estasiato: «Poi un giorno fammelo conoscere anche a me questo qua di ieri sera no? O ti vergogni di me?».

Goglio spiega che è impossibile e che con Renzi senior si è dovuto incontrare in modo carbonaro: «Chiaramente non si può, a me la sua risposta è: “Mi dispiace vederci in questo modo, però io lo faccio per te”».

In un’altra conversazione, del 18 giugno, lo stesso Goglio
dice: «Anche il mio amico di Firenze pensa di essere furbo, ma gli sto
preparando un pacchetto che quando poi se lo trova confezionato, a quel
punto io gli dico: “Questo perché pensi che gli altri sono tutti
coglioni”». Quindi aggiunge: «Tiziano, il conto te lo faccio poi alla
fine… Te lo posso garantire». Per ora sono tutti e due indagati.

Ieri, in vista del Riesame per l’arresto dei coniugi di Rignano sull’Arno, il
procuratore aggiunto Luca Turco ha depositato nuovi atti, circa 600 pagine relative alla Marmodiv, carte che dimostrerebbero il coinvolgimento di Renzi senior e della Bovoli nel dissesto della società. Sono stati loro, con Mariano Massone, a trovare lo scorso autunno un acquirente che si accollasse i debiti e i lavoratori, in modo da evitare il crac e una nuova contestazione di bancarotta. Così la Marmodiv è stata acquisita dalla Dmp del genovese Massimiliano Di Palma, già vecchio collaboratore dei tre arrestati.

Ma le cose non devono essere andate come auspicato. La Marmodiv di via
Ferrarin ha oggi le saracinesche abbassate. Il magazzino con le
rimanenze di volantini è chiuso. I furgoni sono fermi e senza nafta (la
devono comprare i lavoratori). L’ultima distribuzione l’hanno fatta la
settimana scorsa. Lunedì 25 febbraio Di Palma è andato a Firenze per trovare un’intesa con i dipendenti e incontrare Conticini.

Alla fine l’imprenditore non ha trovato l’accordo e allora i volantini
di tre promozioni della Conad (272.000 in tutto) sono stati parcheggiati
sul piazzale di un’altra agenzia e sono fermi sui pallet, visto che gli
ex dipendenti della Marmodiv, 23, sono in agitazione. Il motivo? Non
prendono lo stipendio da dicembre (quando l’azienda è stata messa in
liquidazione) e hanno scoperto al centro per l’impiego che la maggior
parte di loro non risulta assunta né dalla Marmodiv, né dalla Dmp, bensì
dalla Team service e dalla Orchidee srl, due società con lo stesso
codice fiscale, corrispondente a un’impresa edile di Torino.

Abbiamo cercato il titolare della ditta, Massimiliano Salerno, e il ragionier Giuseppe Imperato, da febbraio amministratore unico. A un cellulare ci ha risposto un capocantiere che ci ha detto: «La ditta sta chiudendo, perde tempo».

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here