I PM: “I Renzi restino ai domiciliari”

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Laura Bovoli
Laura Bovoli

La difesa dei genitori dell’ex premier non ha convinto i pm, secondo i quali la misura cautelare non deve essere modificata. Ma la parola finale spetta al gip.

La difesa di Tiziano Renzi e Laura Bovoli non deve aver convinto i magistrati di Firenze. Ieri infatti alla richiesta di revoca dei domiciliari dei genitori dell’ex premier – accusati di bancarotta e false fatturazioni – il pm Luca Turco ha dato parere negativo. È una decisione non vincolante per il gip Angela Fantechi alla quale spetta la parola decisiva e che potrebbe esprimersi già oggi. Intanto, secondo la Procura, durante gli interrogatori di garanzia non sono state fornite prove tali da dimostrare che non ci sia più il pericolo di reiterazione del reato.

Laura Bovoli e Tiziano Renzi

E non basta neanche la circostanza che Tiziano Renzi abbia cancellato la propria iscrizione dagli elenchi degli agenti di commercio, né che la moglie il 20 febbraio scorso – a due giorni dalla misura cautelare – si sia dimessa dalla Eventi6. I coniugi durante l’interrogatorio hanno provato a dimostrare che ormai sono solo due pensionati, non gestiscono alcuna attività, cercando così di respingere la tesi dei pm secondo i quali in periodi passati sono stati amministratori di fatto di tre cooperative, la Delivery, la Europe Service e la Marmodiv (le prime due fallite, per la terza c’è una richiesta di fallimento dei pm di settembre 2018) “costituite per consentire alla ‘Chil Post/Eventi6’ di avere a disposizione lavoratori dipendenti senza dover sopportare i costi relativi all’adempimento di oneri previdenziali ed erariali, tutti spostati in capo alle cooperative stesse”.

I due hanno negato di esser stati amministratori di fatto. Ciò che facevano – ha spiegato al gip Tiziano Renzi – era solo “controllare e verificare le cooperative con cui lavoravamo, perché la nostra reputazione alla fine dipendeva da loro”. Insomma, affidare i lavori ad aziende terze rientra nella “filosofia delle società che lavorano nel settore della distribuzione”. Il punto quindi, come ha spiegato il loro legale Federico Bagattini, era dimostrare che il rischio di reiterazione del reato “si azzera nel momento stesso in cui si dismette la carica di amministratore della Eventi 6 e nel momento stesso nel quale il maggior cliente di Eventi 6 ha disdetto il contratto il 31 dicembre 2018”. Tesi che non ha convinto i pm. Adesso la parola finale però spetta al gip. Per ora i coniugi continuano i loro domiciliari (senza limiti di comunicazione con l’esterno), nella casa della figlia Matilde (prima socia della Eventi 6) a Torri nella campagna vicino a Rignano sull’Arno. Si tratta dello stesso immobile che al piano terra ospita gli uffici della società. La stessa Eventi6 che, secondo il gip, “si sarebbe avvalsa del personale, formalmente assunto dalle cooperative le quali, non appena raggiunta una situazione di difficoltà economica, sono state dolosamente caricate di debiti previdenziali e fiscali, e abbandonate al fallimento”. Dell’arresto dei genitori, ieri è tornato a parlare Matteo Renzi, ospite a Porta a Porta: “Massimo rispetto verso i magistrati, si vada in aula e vedremo, ma non si fanno i processi passando veline ai giornali – ha detto –. Chiedo che per i miei genitori si vada a processo subito”.

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