“Orgoglioso e fiero di essere figlio di Tiziano Renzi e di Laura Bovoli”

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“Sono orgoglioso e fiero di essere il figlio di Tiziano Renzi e di Laura Bovoli”. Usa addirittura il “noi”: “Noi ci difendiamo nei processi, non abbiamo l’immunità, non siamo come quelli che si difendono dai processi”. Riferimento a Matteo Salvini, con una sorta di amnesia: non è esattamente una scelta un processo per i suoi genitori, è il corso inevitabile della giustizia. L’unico passaggio sopra le righe sulla magistratura è quando afferma: “Aspettiamo le sentenze, ma si giudica ciò che accade”. La sala applaude. “Noi non siamo vendicativi”. “Perché tu sei un signore”, gli urlano. A un certo punto sul palco arriva un banchetto. Con una serie di documenti. “Proprio perché credo nella giustizia, ho deciso di presentare una serie di querele. La prima che firmo è per Marco Travaglio che ha messo la mia faccia sulla carta igienica”. Ma l’elenco è lungo: c’è quella per Piero Pelù (“Mi ha definito il boy scout di Licio Gelli”) e Costanza Miriano, l’autrice di Sposati e sii sottomessa (“Ha detto che io ho fatto morire i bambini in mare”). Una provocazione quella di usare platealmente la magistratura contro chi lo critica o lo denigra.

Renzi contro Giarrusso

Quello di Torino è un comizio come Renzi forse ne ha fatti a migliaia. E però è alla ricerca di Un’altra strada.

Raccontano dietro le quinte che nella ridotta del Senato girano due sondaggi, secondo i quali un nuovo spazio politico di centro sarebbe all’8-9%. Uno di questi dice però che lo spazio c’è se non c’è Renzi. L’altro è più possibilista, ma non ottimista. Ecco spiegata la tela di Maria Elena Boschi, ieri in prima fila con Francesco Bonifazi e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino (che però se ne va a metà). Lei sta cercando di convincere Matteo che non deve uscire dal Pd, che deve eroderlo da dentro. Complici, evidentemente, Martina e Giachetti. “Il Pd ha bisogno di Renzi, delle sue idee e del suo coraggio nel fare opposizione a questo governo”, dice nel retropalco a chiunque glielo chieda. Un’idea si sta facendo strada tra fedelissimi e non: che – complice anche il quasi certo fallimento dei gazebo – il Pd non sia che un contenitore vuoto. “Il Pd già non esiste più, va solo eliminato del tutto. A quel punto ci sarà uno schieramento di centrosinistra, che si oppone a Salvini, visto che i 5stelle sono finiti”, ragionava ieri un big. Parole che riecheggiano nelle affermazioni di Renzi: “M5S può arrivare terzo alle Europee”. E nelle valutazioni di Guerini: “I partiti serviranno sempre, bisogna vedere come si reinventano”.

Seduti per terra, davanti al palco, un gruppo di ragazzi ragionava: “Io vorrei fuori dal Pd quelli che volevano il governo con i Cinquestelle”, il primo. E un altro: “Un governo Pd-FI sarebbe stato il male minore”. Un progetto fuori tempo massimo.

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