Firenze, Genova e Cuneo: Il “sistema Renzi”

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tiziano Renzi laura bovoli
tiziano Renzi laura bovoli

I tre fronti – Cambiano gli indagati, ma l’inchiesta fiorentina, quella piemontese e quella che potrebbe essere riaperta in Liguria mostrano lo stesso “modus operandi”

L’inchiesta di Cuneo è uno snodo delle vicende giudiziarie della famiglia Renzi, e il 28 febbraio ci sarà l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio di Laura Bovoli. Secondo i pm piemontesi, la donna dovrebbe rispondere di fatture emesse nel 2012 per circa 80.000 euro. Bovoli, sostengono i magistrati, avrebbe modificato le causali consentendo a Provenzano di non saldare un debito verso quattro cooperative (l’imprenditore ha patteggiato).

Ma questa vicenda racconta anche altro: “La creazione – dice un investigatore ed è riportato negli atti d’accusa – di società che avevano lo scopo di ‘evadere le imposte sul reddito e sul valore aggiunto’, in sostanza creando una bad company dove finivano queste voci passive”. Cuneo come Firenze, ma anche come Genova, anni prima. Cambiano gli indagati – pur se i protagonisti spesso sono in contatto di affari – ma la tecnica si ripete. Un pulviscolo di società che ha anche l’effetto di evitare potenziali ricadute giudiziarie. La soglia di punibilità per il mancato versamento dell’Iva fu alzata a 250 mila euro (il limite prima era 50 mila) nel 2015: al di sotto quella soglia, solo sanzioni amministrative. Grazie, sarà un caso, al governo di Matteo Renzi, che depenalizzò con generosità alcune tipologie di evasione.

Le carte della Procura di Cuneo raccontano bene il triangolo delle città: “Provenzano… il 31 agosto 2012 effettuava un finanziamento per 250 mila euro alla Soluzioni Grafica sas, operazione fatta risultare come ‘affitto d’azienda’ dalla Web&Press Edizioni di Firenze contabilizzando e mantenendo in contabilità un credito di 80 mila euro nei confronti della Soluzioni Grafica nel bilancio del dicembre 2012 nonostante la stessa società fosse stata sciolta senza liquidazione da ottobre, finanziando l’operazione con 200 mila euro ricevuti dalla Eventi 6 (fondata da Tiziano Renzi, ndr)”. Un’operazione che crea imbarazzo al Giglio Magico, perché dalla società dei genitori di Renzi – la Eventi 6 – partono 200 mila euro che finiscono a Cuneo, per essere poi utilizzati nel finanziamento di una società di Patrizio Donnini, uomo delle campagne elettorali dell’ex Rottamatore, già curatore della comunicazione del sindaco di Firenze Dario Nardella, di Alessandra Moretti e Pina Picierno, nonchè consulente del ministero della Difesa all’epoca di Roberta Pinotti. Secondo i magistrati di Cuneo l’operazione avrebbe rilievo penale solo per Provenzano: né i Renzi, né Donnini sono indagati. Ma gli investigatori non si spiegano le ragioni della triangolazione Firenze-Cuneo-Firenze. Ufficialmente lo scopo era affittare un ramo d’azienda, i due giornali Reporter e Chianti News. Ma perché un imprenditore di Cuneo dovrebbe interessarsi a due pubblicazioni toscane? Provenzano ha detto: “Tiziano Renzi mi mise in contatto con Donnini”. Legàmi, leciti fino a prova contraria, confermati dal fatto che Lilian Mammoliti in quegli anni avrebbe curato la contabilità di società legate a Provenzano. Parliamo dell’ex moglie di Donnini, organizzatrice della Leopolda.

Indagando sulla Direkta di Provenzano gli inquirenti hanno acquisito materiale che ha fornito la base per l’inchiesta fiorentina. Non solo. Atti dell’indagine piemontese sarebbero stati trasmessi ai colleghi genovesi che si occuparono della bancarotta fraudolenta della Chil Post: l’inchiesta che ricostruì la vendita della società di distribuzione di pubblicità e dei giornali (con sede a Genova) che era stata proprietà della famiglia del premier. Una volta venduta, dopo breve tempo, la Chil Post aveva chiuso i battenti. Gli inquirenti hanno cercato di stabilire se, in occasione della cessione, la società non fosse stata “spogliata”. Per quella vicenda, Mariano Massone, arrestato due giorni fa con Tiziano e la Bovoli, ha patteggiato. Renzi sr. era stato invece archiviato. Ma se dalle carte di Cuneo emergessero elementi nuovi nulla impedirebbe ai pm genovesi di riaprire l’inchiesta.

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