Tiziano e “Lalla” negano la versione dei pm

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Tiziano Renzi

Il padre dell’ex premier agli arresti domiciliari insieme alla moglie scrive un post su Facebook: “Non abbiamo fatto mai fatture false, non siamo amministratori di fatto, non abbiamo fatto bancarotta, non abbiamo lavoratori in nero“.

In realtà secondo i PM si tratta di due delinquenti che attraverso un metodo rodato operavano un disegno criminale per non pagare dipendenti e tasse. “Una summa di quello che è il sistema Renzi“, che ha già portato al fallimento delle coop Delivery Service ed Europe Service e che, questo sostengono i pm fiorentini, avrebbe presto riservato lo stesso destino alla Marmodiv.

Facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv“. “Ditemi se come strategia può andare, baci in bocca fino a gennaio”. È il 18 novembre 2015 quanto Tiziano Renzi scrive via mail a Luca Mirco e Andrea Conticini, il genero oggi indagato nell’inchiesta sui fondi sottratti a Unicef, e per conoscenza alla moglie Laura Bovoli.

E’ una sua stessa mail, scrive il gip di Firenze Angela Fantechi, che fa emergere “la gestione di fatto della cooperativa Marmodiv da parte di Tiziano Renzi e Laura Bovoli”. Ma i due coniugi continuano a negare la realtà dei fatti: “Voglio che sia chiara una cosa: i giornali sono pieni solo delle ricostruzioni dell’accusa. Io affermo qui (e purtroppo per il momento posso solo qui) che queste ricostruzioni sono false“, aggiunge. “Io affronterò il processo nelle aule dei tribunali da cittadino massacrato preventivamente sui media ma da cittadino incensurato che rivendica con forza la propria innocenza“, continua Tiziano Renzi prima di puntualizzare: “Non abbiamo fatto mai fatture false, non siamo amministratori di fatto, non abbiamo fatto bancarotta, non abbiamo lavoratori in nero“. Fatture per operazioni ritenute inesistente o gonfiate che invece secondo i pm sono 65 in sei anni, per un valore di quasi 725mila euro.

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