L’unica cosa davvero finita è il rispetto

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C’è un dato che preoccupa e che fa pensare che dare un dito porti inevitabilmente a prendersi il braccio. Nelle passate legislature l’atteggiamento dei ministri non aveva subito alcun combiamento, si poteva parlarci in precisi momenti – se si era fortunati – e con precisi modi. Da quando i 5 Stelle sono divenuti forza di governo la modalità d’approccio verso il ministro di turno è decisamente cambiata.

Ecco che allora assistiamo a trasmissioni come quella di ieri sera su La7, dove un ministro della giustizia viene letteralmente preso a pesci in faccia da un Cacciari in preda a una crisi di nervi. Questo fa forse parte del cambiamento o è la vera natura di chi non tollera la democrazia fino al completo rifiuto e riconoscimento delle istituzioni?

Resta il fatto che trasmissioni come quella di ieri sera condotta da Formigli non fanno un servizio alla democrazia e maggiormente non lo fanno alle istituzioni, ridicolizzate, offese e trattate come nullità. Va ricnonsciuto il self control del ministro Bonafede, anche se ci verrebbe da spronarlo nel ristabilire quel rispetto che si deve aldilà dell’individuo che veste i suoi panni.

Il dato che emerge è comunque preoccupante, anche se viene fuori lampante in questo turpe confronto da quale parte stia il fascismo, la radicalizzazione e la responsabilità della nascita dei terroristi rossi che oggi con fatica il governo cerca di restituire alle patrie galere.

Il seme dell’odio è ancora pesantemente presente nella sinistra, lo si vede nei cortocircuiti di Cacciari, che non ha il minimo interesse nel dialogare con un ministro che non la pensa come lui. Se questo scempio è pesante ha però anche una funzione devastante per la sinistra, quella di farla apparire così com’è, nella sua intima verità estremista e anti italiana. Non c’è nulla di più spaventoso e riprovevole che lasciarli esprimere con i modi che gli appartengono e le idee che non hanno mai avuto.

Se il prezzo è quello della loro scomparsa ne vale comunque la pena.

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