Brizzi assolto. Ecco come le balle delle Iene distruggono la vita di innocenti

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La vicenda era stata sollevata dal programma “le Iene“, inviati simil-giornalisti al guinzaglio di B. Non è la prima volta che questi eterodiretti da Arcore diffamano ignari cittadini senza il minimo fondamento. Per loro la regola è semplice: sbatti il mostro in prima pagina e fai ‘views’. La spregiudicatezza di questi soggetti è assoluta, ricordiamo la balla montata ad arte da Matteo Viviani sul bluewhale, il gioco che porterebbe gli adolescenti a suicidarsi.

Matteo Viviani

Matteo Viviani per dare forza al servizio sul Bluewhale pubblicò filmati falsi, In cui dei ragazzini si buttavano giù da grattaceli senza un motivo apparente. Va da se che il piano di Viviani riusci perfettamente, terrorizzando senza motivo milioni di mamme e padri, che in quel momento assistevano al programma Le Iene. Gli ascolti e i like bastarono alle Iene per ripulirsi la coscienza.

Ma veniamo all’ennesima diffamazione delle Iene su Brizzi:

Le accuse di molestie sessuali contro il regista Fausto Brizzierano “evanescenti” e “impalpabili” e per questo l’inchiesta dev’essere archiviata. È la decisione del gip del tribunale di Roma Alessandro Arturi che ha accolto la richiesta della procura di Roma. “Si chiude così definitivamente la vicenda relativa allo scandalo delle molestie apertasi con i servizi delle Iene“, commenta all’Ansa il legale del regista, Antonio Marino. L’inchiesta era stata avviata dopo la denuncia di tre donne e il servizio della trasmissione di Mediaset Le Iene: “Per noi la vicenda non finisce con l’archiviazione. Perché il regista non ha mai affrontato e querelato Le Iene? Siamo pronti a portare davanti ad un tribunale le dettagliate testimonianze che abbiamo raccolto”, replicano dalla redazione del programma televisivo.

Nel decreto di archiviazione il giudice scrive che “l’impianto narrativo” di una delle querele “non consente di individuare, neppure in astratto, elementi fattuali qualificanti l’assunta violenza sessuale”. Il gip parla di “estrema problematicità di riconoscere in una tale tipologia di approccio una reale potenzialità costrittiva della volontà della pretesa vittima”. Sottolinea inoltre come sia da escludere che “un cambio nel tono di voce” o una “maggiore risolutezza” da partey del regista possano aver intimidito “una donna di 30 anni, con una solida esperienza di vita alle spalle, non già un’adolescente sprovveduta”.

Anche a proposito di un presunto abuso di autorità da parte di Brizzi, come potrebbero essere eventualmente qualificati gli abusi, il gip sottolinea che “in caso di comportamento poco compiacente” la donna avrebbe rischiato di perdere “200 euro per due comparsate nell’ambito del film in lavorazione”, una contropartita giudicata dal gip non sufficiente a configurare una possibile “posizione di preminenza per ottenere favori sessuali estorcendo alla vittima un apparente consenso“. Tra l’altro il giudice ricorda che la donna presunta abusata “non si è astenuta dal ritornare presso lo studio professionale di Brizzi, accettando evidentemente la eventualità di incappare in rinnovate profferte sessuali e, dunque, nella medesima situazione fonte di tanto, seppur tardivo, pentimento“. Riguardo alle accuse di altre due ragazze, invece, per il giudice la querela è stata “tardiva” perché oltre i termini di prescrizione di sei mesi previsti dalla legge italiana per casi come questo, e comunque “non ci sono gli estremi per il delitto di violenza sessuale”, scrive ancora il gip.

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