Il piano diabolico di Renzi per riprendersi il PD

L'Unità a guida Renzi sarebbe funzionale al progetto e, dopo il congresso, servirebbe anche a rimettere insieme le truppe dei giornalisti fiancheggiatori, adesso in rotta dopo la disfatta del 4 di marzo.

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Matteo Renzi è tornato. Anzi, non se ne è mai andato. Già, perché pur avendo annunciato a più riprese l’intenzione di mettersi in disparte e di occuparsi in silenzio della sua nuova attività di conferenziere e presentatore tv, l’ex segretario del Pd lavora assiduamente per poter continuare a mantenere sul partito la presa assoluta che ha esercitato in questi anni.

L’ultima notizia a conferma del disegno politico dell’ex premier è la trattativa per l’acquisto dell’Unità, ovvero di ciò che resta del glorioso quotidiano fondato da Antonio Gramsci. (…) Il giornale, che dopo la cura di Erasmo De Angelis e Sergio Staino ha chiuso i battenti, pur non essendo più in edicola rimane un formidabile brand per i compagni.

Certo, non sono più i tempi del milione di copie vendute a porta a porta dai militanti, ma anche considerando le poche migliaia diffuse negli anni antecedenti la chiusura, L’Unità rimane una testata capace di evocare la storia sepolta del comunismo. Dunque un boccone appetibile per un leader che a forza di rottamare i nemici ha finito per rottamare non solo sé stesso, ma anche chi avrebbe dovuto votarlo. Così, dopo aver per anni snobbato i giornali, preferendo la comunicazione via social, ritenuta oltre che più smart anche più efficace, Renzi torna all’antico, cioè alla carta stampata. La trattativa, che a un certo punto sarebbe stata disturbata da un interesse per la testata anche di una cordata capitanata da Piero Fassino, è portata avanti per conto dell’ex segretario dal fido Francesco Bonifazi, ossia dal tesoriere del Pd, che se per via degli incarichi politici è membro di diritto del Giglio magico, per gli interessi privati è collega di studio del fratello di Maria Elena Boschi.

Bonifazi, indagato per la vicenda che ha portato in carcere il costruttore romano Luca Parnasi, non si sa se si stia candidando a diventare editore direttamente per conto del Partito democratico o come rappresentante della Fondazione Eyu, quella che per intenderci ricevette i soldi da Parnasi. Potrebbe però essere anche solo il capofila degli interessi di nuovi imprenditori, pronti a sostituirsi a quelli precedenti, ossia alla famiglia Pessina. Sia come sia, cioè a prescindere dal veicolo che Renzi e compagni intendono usare per mettere le mani sulla gloriosa testata, l’obiettivo appare chiaro: accaparrarsi L’Unità in vista del congresso e delle primarie che dovranno stabilire chi debba guidare il Pd.

Francesco Bonifazi tesoriere PD
Francesco Bonifazi tesoriere PD

Come è noto, Renzi non vuole che il partito cada nelle mani di Nicola Zingaretti, perché da sempre fra i due non corre buon sangue. Il governatore del Lazio piace alla sinistra che se n’è andata sbattendo la porta, e con lui alla guida del Pd Bersani e compagni potrebbero ripensarci, ritornando sulla rossa via.  Segretario o non segretario, con Marco Minniti continuerebbe a restare l’azionista di riferimento. Certo, il senatore semplice di Scandicci avrebbe preferito mettere su quella poltrona Graziano Delrio,ma l’ex ministro delle Infrastrutture di fare il burattino nelle sue mani non aveva nessuna voglia. Alla fine, per mancanza di candidati, è spuntato Marco Minniti, uno che da ministro dell’Interno di reti ne ha intessute parecchie.

L’Unità a guida Renzi sarebbe funzionale al progetto e, dopo il congresso, servirebbe anche a rimettere insieme le truppe dei giornalisti fiancheggiatori, adesso in rotta dopo la disfatta del 4 di marzo.

Con la testata fondata da Antonio Gramsci e i cronisti amici più fidati, Renzi spera di riuscire a rianimare l’elettorato di sinistra, rilanciando i temi cari ai compagni. Il fine, ovviamente, resta quello inseguito negli ultimi due anni, da quando ha perso il referendum: riprendersi la poltrona di Palazzo Chigi. La campagna elettorale europea è alle porte el’ex presidente, L’Unità permettendo, vuole candidarsi come unico argine alla deriva populista. Ovviamente con la benedizione di Juncker, Varoufakis, Moscovici e tutta la nomenclatura di Bruxelles. I fondi non mancano, le idee ci sono, la faccia tosta anche. Auguri.

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