Crimi: “Vi spiego come Renzi ha favorito le aziende di Berlusconi”

Ecco l'ennesimo inganno del PD: prima fanno credere di aver realizzato qualcosa di positivo "riformando" un settore; poi, quando l'attenzione va scemando e i cittadini abbassano la guardia, "dimenticano" di emanare il decreto ministeriale

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È arrivato il momento di fare chiarezza sui finanziamenti pubblici all’editoria e all’informazione, tema caldo da sempre e tornato di recente alla ribalta.

In questo video e nei prossimi che seguiranno, illustreremo quali sono le fonti di finanziamento diretto e indiretto di cui beneficiano giornali e imprese editoriali in Italia. Vi spiegheremo poi da dove vengono recuperate le risorse necessarie a finanziare il “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”: risorse, queste, impiegate purtroppo solo per finanziare gli editori e le loro aziende, lasciando la rimanenza (quasi zero) all’innovazione.

Permettetemi tuttavia di raccontarvi cosa abbiamo appena scoperto: l’ennesimo regalo del governo Renzi-Gentiloni a Berlusconi.

Il Fondo per il pluralismo è stato istituito con la legge di riforma del finanziamento all’editoria (L. 198/2016), con l’obiettivo di concentrare tutte le risorse economiche destinate all sostegno dell’informazione secondo una logica di gestione unitaria e coordinata.

Tra le risorse che sarebbero dovute confluire in questo fondo (il condizionale è d’obbligo), una in particolare ha attirato la nostra attenzione: un contributo di solidarietà (corrispondente allo 0,1% del reddito) per tutti quei soggetti che si occupano di raccolta pubblicitaria, intermediazione o che fanno informazione e raccolgono in proprio la pubblicità. Si tratta, in sostanza, di richiedere un contributo a chi all’interno del “sistema editoria” soffre meno la crisi del settore, affiché gli altri attori della filiera trovino respiro.

Tuttavia, per poter realizzare questa contribuzione, era necessario un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro tre mesi dall’approvazione della legge sull’editoria, quindi due anni fa. Secondo voi, il MEF ha emanato il decreto? No, ovviamente.

Il risultato è che in questi due anni le aziende che operano nella raccolta pubblicitaria non hanno mai versato un euro.

Ecco l’ennesimo inganno del PD: prima fanno credere di aver realizzato qualcosa di positivo “riformando” un settore; poi, quando l’attenzione va scemando e i cittadini abbassano la guardia, “dimenticano” di emanare il decreto ministeriale necessario a tradurre l’annuncio in fatti concreti. Il gioco è fatto e gli interessi privati delle grandi aziende coinvolte (tra cui quelle di Berlusconi) sono salvi.

Adesso mi attiverò con il MEF per verificare se ci sono ancora i margini entro i quali emanare questo decreto. Se necessario, interverremo con una norma ad hoc: se vogliamo davvero incentivare l’innovazione in questo settore, dobbiamo chiedere a chi da questo settore sta ancora attingendo risorse per produrre utili di fare la sua parte.

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