Quando il compagno contapalle Boeri demoliva la Fornero

Un paio di anni fa, nominato da Matteo Renzi ai vertici dell'Inps, Boeri sosteneva che la legge Formero aveva bloccato l'uscita dal mercato del lavoro di centinaia di migliaia di dipendenti, costringendoli a rinviare di sette o otto anni il momento del ritiro, in più sempre Boeri accusava la legge di aver fatto crescere la disoccupazione giovanile. Le aziende, costrette a mantenere in servizio il personale più anziano, erano state infatti obbligate a rinviare le assunzioni, rinunciando a rinverdire gli organici.

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Tito Boeri In pubblico paventa sfracelli contro chiunque tocchi la Fornero, ovvero la legge che manda in pensione gli italiani solo se riescono ad arrivare vivi a 70 anni. In privato denuncia invece i guasti della Fornero, addebitando alla legge la responsabilità di aver bloccato il mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i giovani.

Un paio di anni fa, nominato da Matteo Renzi ai vertici dell’Inps, Boeri sosteneva che la legge Formero aveva bloccato l’uscita dal mercato del lavoro di centinaia di migliaia di dipendenti, costringendoli a rinviare di sette o otto anni il momento del ritiro, in più sempre Boeri accusava la legge di aver fatto crescere la disoccupazione giovanile. Le aziende, costrette a mantenere in servizio il personale più anziano, erano state infatti obbligate a rinviare le assunzioni, rinunciando a rinverdire gli organici. Lo studio, lo potere trovare non in Italia, dove il presidente dell’Inps pubblica le sue ricerche in un sito da lui stesso fondato e che si chiama Lavoce.info, ma su Vox, con il sottotitolo «Research-based policy analysts and commentary from leading economists» https://goo.gl/K8eHrS.

E che cosa scrive di interessante il presidente dell’ente previdenziale insieme ai suoi due colleghi? Che «l’Italia offre un eccellente caso di studio di come un inaspettato incremento dell’età di pensionamento abbia effetti dannosi sull’occupazione giovanile».  Boeri e soci, con grafici e tabelle, dimostrano la reazione del mercato del lavoro dopo l’introduzione della Fornero, spiegando che l’aumento dei contributi e dell’età pensionabile voluti dal governo Monti ha colpito la domanda di lavoro di giovani, costringendo le aziende a tenersi i dipendenti più anziani.  «I risultati sono chiari», scrivono Boeri e compagni: «la riforma sembra ridurre le prospettive di mercato dei giovani lavoratori».

Ma se queste erano le opinioni dello studioso all’epoca del governo Renzi, ora che a Palazzo Chigi ci sono Conte, Di Maio e Salvini il professore è convinto che la Fornero sia intoccabile, perché mettervi mano non solo ci porterà 100 miliardi di debito in più, ma ci darà molti occupati in meno, in quanto nessuno rimpiazzerà i pensionati. E dire che il 18 marzo del 2016, dall’alto della sua cattedra di docente della Bocconi, Boeri non sembrava avere dubbi, tanto da dichiarare al Corriere che «se il governo intende riformare le pensioni, è bene che lo faccia subito. Il blocco delle pensioni ha avuto effetti sulle assunzioni dei giovani molto forti. (…) Abbiamo bisogno di intervenire adesso sul blocco». E il disastro dei conti pubblici? I 100 miliardi di debito in più? L’Europa che minaccia sanzioni se si rivede la Fornero? «Il problema che abbiamo con le regole europee», diceva sicuro al Corriere il presidente dell’Inps, «è che dando flessibilità in uscita ci sarebbero più persone che percepiscono le pensioni in un determinato anno: quindi la spesa aumenterebbe, ma è una spesa iniziale maggiore che poi si recupera con pensioni più basse. Il primo passo sarebbe farsi certificare da un’autorità indipendente, come l’Ufficio parlamentare di bilancio, che nel lungo periodo questa proposta non avrebbe effetti sui conti pubblici italiani».

Capito quel contapalle di Boeri? Dice che cambiare la Fornero e lasciare andare in pensione un po’ di sessantenni non graverebbe sui bilanci dell’Inps e perfino l’Europa approverebbe.

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