Giovanni Nistri Il comandante generale dei Carabinieri: “Non faremo sconti”

L’Arma si scusa con la famiglia Cucchi. E si scusa ogni volta sente un peso forte come questo. Con chiunque ne sia vittima. Un carabiniere deve sentire il dovere morale, prima ancora che giuridico, di dire la verità e dirla subito.

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Un carabiniere condannato pochi giorni fa per stupro. L’ex comandante generale Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia indagati per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento nel caso Consip. E poi, pochi giorni fa, Francesco Tedesco, imputato per l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi con Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, che dopo 9 anni rivela che i suoi colleghi pestarono Cucchi e lui lo scrisse in una relazione che però è sparita. Il sospetto di omissioni e coperture. L’Arma è a un bivio, deve dimostrare che non ci sono ombre e saprà fare pulizia oppure è in gioco la sua credibilità.

Il comandante generale Giovanni Nistri lo sa bene. E accetta il confronto con più giornalisti nel suo ufficio in viale Romania. Generale Nistri, un carabiniere accusa due colleghi del pestaggio di Cucchi. Loro negano. Il primo dice di aver già denunciato tutto 9 anni fa, in una relazione di servizio, che però gli altri negano di aver visto. L’Arma non deve scusarsi con la famiglia Cucchi, quantomeno perché qualcuno di voi mente? L’Arma si scusa con la famiglia Cucchi. E si scusa ogni volta sente un peso forte come questo. Con chiunque ne sia vittima. Un carabiniere deve sentire il dovere morale, prima ancora che giuridico, di dire la verità e dirla subito. Voglio esprimere, come ho già fatto mesi fa in privato, la mia vicinanza alla famiglia Cucchi. Chi entra in una caserma dei Carabinieri, se non è più in grado di offendere, deve essere tutelato. E proprio noi –solo quest’anno contiamo 1092 feriti e 6 morti –che siamo sottoposti agli oltraggi della criminalità organizzata, dobbiamo conoscere l’importanza della salvaguardia fisica e morale delle persone. Ilaria Cucchi ha dichiarato di amare l’Arma. Nonostante il dramma che ha vissuto. Vuol dire che ha saputo scindere la responsabilità dei singoli dall’intero corpo. E sui singoli che hanno sbagliato interverremo senza sconti.

Nel novembre 2009, poche settimane dopo la morte di Cucchi, al comando provinciale dei carabinieri di Roma viene indetta una riunione dal generale Vittorio Tomasone. Partecipano l’ex comandante del gruppo Roma, Alessandro Casarsa, oggi generale e comandante dei Corazzieri del Quirinale, il comandante della compagnia Paolo Unali e furono convocati i carabinieri delle stazioni coinvolte nell’arresto di Cucchi. Fu un’indagine interna? Non ho contezza diretta di questi fatti, emersi nel proceprocedimento penale. Se fosse andata così poteva non essere un’indagine interna, ma un mero accertamento. Si può fare. Farete un’indagine interna per capire cosa accadde? Non avvieremo indagini interne finché il processo non sarà concluso e non sarà stabilito quel che è accaduto. Proprio per rispetto dell’a utorità giudiziaria. E perché nessuno sospetti che intendiamo interferire nelle indagini. Auspico che la Procura indaghi su quella riunione come su ogni aspetto della vicenda. Gli accertamenti ci consentiranno di definire azioni e omissioni. Se un gruppo di carabinieri ha compiuto atti esecrabili, se altri hanno coperto o taciuto, interverremo senza guardare in faccia nessuno e tanto meno i gradi. L’abbiamo già dimostrato: quando i tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale hanno avuto la prima sentenza sull’abuso di autorità su un arrestato, sebbene siano stati prosciolti ma per prescrizione, siamo intervenuti con procedimenti disciplinari. Su tutti e tre. Per Tedesco il provvedimento è arrivato proprio mentre, per la prima volta, accusava dei carabinieri. La cronologia è chiara. Il primo interrogatorio di Tedesco è di luglio. La sentenza di prescrizione è di aprile. Noi abbiamo avviato la procedura – nei confronti di tutti, ripeto – prima che iniziasse a testimoniare e nei tempi previsti. Anche un altro carabiniere che ha accusato i colleghi nel caso Cucchi, Riccardo Casamassima, lamenta pressioni disciplinari. Casamassima ha fatto il suo dovere testimoniando la verità. Ma se in altri casi ha avuto comportamenti sanzionabili non possiamo ignorarli. L’impressione è che se accusi i carabinieri, ricevi un trattamento peggiore. Al generale Saltalamacchia, indagato per il caso Consip, la promozione è stata solo sospesa. Al generale Sergio Pascali, i cui uomini hanno indagato su Saltalamacchia e sull’ex comandante Del Sette sempre per Consip, invece è stata negata. Credo che i carabinieri abbiano il criterio di valutazioni più duro in assoluto. La sospensione dell’avanzamento di Saltalamacchia è stata disposta senza attendere che fosse imputato, ma da semplice indagato, ed è già una misura piuttosto dura. Ma le assicuro che non c’è alcuna malizia nel giudicare pro o contro, valutando se hanno indagato sui colleghi oppure no. Fatti alla mano è difficile crederlo. Le chiedo un atto di fede.

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