Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo: ‘a Cucchi quante botte gli abbiamo dato..’

"Si sentiva come Rambo Raffaele D'Alessandro" - ha detto nel corso di un'udienza del processo Cucchi bis la moglie - con quella divisa addosso diventava aggressivo, una volta mi disse 'a Cucchi quante botte gli abbiamo dato'. Me lo disse in dialetto. Dopo alcuni mesi ricevette una convocazione e mi aggiunse che anche altri erano stati pestati da lui ed altri, specie extracomunitari".

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Raffaele D’Alessandro accusato anche dall’ex moglie: “Una volta mi disse, ‘a Cucchi quante botte gli abbiamo dato..’

Raffaè, se ti buttano fuori tu che lavoro vai a fare?”, “Vado a fare le rapine agli orafi”. Non è un discorso scherzoso tra amici, ma quello che si sente in un’intercettazione fatta nell’ambito delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi.

Nella registrazione – pubblicata da Il Corriere della Sera nel 2015 – si sentono i Carabinieri coinvolti nella vicenda commentare gli sviluppi delle indagini. Sono a bordo dell’auto di servizio, si raccontano quello che hanno detto al magistrato, ipotizzano quale potrà essere l’esito del processo e, parlando di un’eventuale espulsione dall’Arma, ironizzano immaginando un futuro da rapinatori. Tra gli interlocutori c’è Raffaele D’Alessandro, uno degli imputati nel processo per la morte di Cucchi. Tedesco ha accusato D’Alessandro e l’altro imputato, Alessio Di Bernardo, di essere gli autori del pestaggio di Stefano Cucchi, morto nel 2009 all’ospedale Sandro Pertini mentre si trovava in custodia cautelare.

Il nome di D’Alessandro è comparso più volte nel corso di questi lunghi nove anni di indagini e di ricerca della verità: Tedesco, infatti, non è il primo che lo accusa. Lo aveva già fatto la sua ex moglie, Anna Carino. Nel 2016 aveva riferito che l’ex marito le aveva raccontato con lei di aver picchiato “quel drogato di merda..”, e che spesso l’uomo si vantava di quello che faceva mentre lavorava. La moglie Anna Carino ha fatto dichiarazioni dello stesso tenore, questa volta davanti al giudice: “Si sentiva come Rambo – ha detto nel corso di un’udienza del processo Cucchi bis – con quella divisa addosso diventava aggressivo, una volta mi disse ‘a Cucchi quante botte gli abbiamo dato‘. Me lo disse in dialetto. Dopo alcuni mesi ricevette una convocazione e mi aggiunse che anche altri erano stati pestati da lui ed altri, specie extracomunitari”.

Sotto la lente degli inquirenti sono finiti anche gli interlocutori del comandante della stazione Appia, il maresciallo Roberto Mandolini, imputato per falso e calunnia.

In particolare l’interlocutore di una telefonata che avvenne alla presenza di Tedesco, secondo la sua testimonianza. “Il maresciallo Mandolini in tale occasione chiese al suo interlocutore di modificare le annotazioni redatte dai militari in servizio presso il comando in stazione di Tor sapienza nella notte del 16 ottobre 2009 – si legge nel verbale – Annotazioni che in effetti furono modificate: erano state richieste dalla catena gerarchica nell’ambito di un’indagine interna successiva al decesso Cucchi”. Da individuare anche chi fu convocato e da chi dopo questa telefonata. “Nei giorni successivi diversi militari furono chiamati a rapporto da un alto ufficiale dell’Arma (non ricordo chi mi disse che era una generale) – prosegue Tedesco nel verbale – nell’ambito di un’indagine interna, io non fui convocato”.

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